Fate Metropolitane

lunedì, 29 marzo 2004

Sin da tempi ancestrali l'essere umano ha avvertito il desiderio di comprendere i misteri e l'essenza di un piccolo mondo  semplice è altrettanto complesso: la natura.  
 Per l'uomo delle origini la natura era un tempio magico. Non si arrogava una superba autorità sulla natura, nè si considerava  sottomesso alla sua forza. Non ambiva ad essere la creatura più importante del mondo e sapeva creare un legame stretto ed indissolubile con i guardiani della natura, esseri invisibili o quasi, per lo più piccoli ma più potenti e saggi di lui, costituiti da materia sottile a cui aveva dato il nome di Fate, Elfi, Gnomi, Folletti, Ondine e altri, denominandoli tutti genericamente "Spiriti della Natura" o "Piccolo Popolo.
Oggi, gli uomini hanno dimenticato quell'ancestrale credenza agli spiriti degli elementi, accantonando e sottovalutando una grande tradizione orale, fonte di saggezza ed iniziazione, che attraverso la leggenda, il mito, i racconti  e il folclore, ha tramandato le origini e le funzioni di questi misteriosi esseri invisibili.

Fata deriva dal termine latino fatum che significa "essere capace di predirre o cambiare il futuro" (fatum = fato = destino) oppure "compagna dei fauni" (dal latino fauna). I fauni erano le divinità campestri, più tardi identificate con il dio Pan.
In inglese la parola fata si traduce in fairy (quando ci si riferisce ad una fata delle favole o ad una fata legata alle leggende popolari) o in faerie (quando ci si riferisce ad un'energia o uno spirito di natura).
Entrambe le parole derivano dal gaelico fee o fay/fays.

Come sono fatte le fate?
Nel folclore esse sono raffigurate come creature eteree ed alate, spesso di sesso femminile, caratterizzate da una  magica affinità  con la natura. Possono avere dimensioni variabili, talvolta minuscole come un moscerino, altre  grandi come una persona umana, dipende dal tipo di fata e dalla sua storia. Essendo creature puramente energetici anche le loro forme non sono stabili: possono cambiare aspetto o anche elemento a seconda dell'ambiente che le circonda e delle aspettative che una persona nutre nei loro confronti. Ognuno di noi le può vedere o percepire in maniera assolutamente soggettiva.
Si pensa che le fate siano un'antica popolazione dell'Irlanda, chiamata Tuada de Dahan e che all'arrivo dei celti gli abitanti di questa popolazione si fossero nascosti sotto terra, quindi furono dimenticati dal mondo. Di tanto in tanto, quando pare a loro, riappaiono  sia per tendere agguati improvvisi che per riempire di doni il mortale che passa ignaro sui loro territori.
Ogni popolazione conosce le sue fate buone e le sue fate cattive, ciononostante è riduttivo catalogare queste creature in una lista di buoni o cattivi: ogni fata, così come la natura, ha con se il senso del bene e del male.
 

Per maggiori informazioni sull'anatomia delle fate consultate i documenti ufficiali dell'Accademia delle Razze che troverete sul sito Camarilla delle Fate 

 Esistono diverse concezioni sull'universo; il carattere che accomuna le varie correnti è che in questo universo convivono quattro o cinque elementi che si fondono tra loro per formare tutte le cose. Questi elementi sono la terra, l'acqua, l'aria ed il fuoco, in alcuni casi si considera anche l'etere o lo spirito, in altri casi il legno.
 Nella tradizione celtica le fate sono principalmente di quattro tipi: quelle provviste di ali ( fate dell'aria ); quelle provviste di coda di pesce ( fate dell'acqua ); quelle senza le ali che volteggiano vorticosamente intorno al fuoco ( fate del fuoco ) e quelle che vivono tra le rocce e sotto terra ( fate di terra ). Ogni fata o elfo della tradizione celtica appartiene ad uno di questi quattro gruppi.
Nella filosifia delle popolazioni orientali, invece, esistono delle fate di diverso colore, ognuna delle quali è guardiana di qualcosa in natura: quelle dorate facilitano la trasmissione del prana; quelle viola aiutano a formare le strutture degli esseri viventi; quelle verdi sono gli spiriti dei boschi e quelle bianche sono gli spiriti dell'aria.
La risposta a questa evidente somiglianza può essere la ricerca di un archetipo  o più semplicemente un modello della forza primordiale della natura.


 

postato da bebel | marzo 29, 2004 18:15 | commenti

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